Sacra Sindone: viaggio tra storia, scienza e religione

Questo lenzuolo di lino su cui è impressa la figura di un uomo torturato, ferito, crocefisso è da sempre oggetto di controversie, dibattiti, verifiche e prove scientifiche. Dal 1898, anno in cui la Sindone fu fotografata per la prima volta scoprendo che l’immagine di quell’uomo era un negativo e non un positivo si sollevarono numerose questioni in seno alla comunità scientifica facendo riacutizzare il dibattito, che ancora oggi non accenna a concludersi, sulla sua autenticità.

La prova più attesa fu certamente quella del carbonio 14 avvenuta nel 1988 che farebbe risalire il lenzuolo a un periodo compreso tra il 1260-1390. Tuttavia diversi sindonologi, coloro i quali si schierano per l’autenticità della reliquia, ne hanno contestata l’attendibilità. Secondo questi ultimi è possibile che tale datazione sia dovuta al prelievo dei campioni analizzati da parti rammendate dopo l’incendio che colpì il lino nel 1532 a Chambéry.

Chambéry non è stato l’unico incendio cui la sacra sindone è scampata nel corso degli anni. Un altro minacciò il lenzuolo nel 1997, nella notte tra l’11 e il 12 Aprile devastando la Cappella del Guarini nel Duomo, dove essa è conservata sin dal 1578 anno in cui il duca Emanuele Filiberto trasferendo la capitale del ducato a Torino vi portò anche la sindone.

La sua storia è controversa, fatta di opinioni discordanti sulle date e sui luoghi, di prove tecniche e scientifiche per dimostrarne o confutarne l’autenticità. Nel corso degli anni sono stati tanti gli studiosi che hanno avanzato numerose teorie e altrettanti sono stati quelli che hanno cercato di demolirle.

Come spesso accade in situazioni del genere il mondo scientifico si divide e allo stesso modo quello dei fedeli. In effetti, la Chiesa Cattolica non si è espressa sull’autenticità della Sindone lasciando alla scienza la facoltà di verificarla. Tuttavia ha autorizzato ai fedeli il culto come reliquia o icona, ossia raffigurazione artistica, della Passione di Gesù. Fu Papa Giulio II nel 1506 ad autorizzarne il culto. Giovanni Paolo II ha asserito durante il suo pontificato di credere all’autenticità della sindone, cosa che aveva fatto in precedenza anche Pio XI.

Secondo la linea autenticista il lenzuolo, conservato oggi nel Duomo di Torino, è quello che ha avvolto Gesù nel sepolcro dopo la deposizione dalla croce e l’immagine in esso impressa è proprio quella del Cristo Salvatore. Il lenzuolo risalirebbe, sempre secondo questa linea, al I secolo e proverrebbe dalla Palestina. Ne sarebbe prova il ritrovamento nelle fibre del lino di pollini di diverse specie vegetali originari della Palestina stessa e dell’Asia Minore. Ovviamente anche questa tesi è stata al centro di dibattiti; alcuni hanno avanzato l’ipotesi di una manomissione dei campioni su cui furono fatti i test.

È solo dal 1353 che gli studiosi attestano storicamente la presenza della Sindone. Questo è l’anno in cui a Lirey, in Francia, il cavaliere Goffredo di Charny annunciò di essere in possesso del telo che aveva avvolto il corpo di Cristo nel sepolcro. Margherita di Charny, discendente di Goffredo, vendette nel 1453 il telo ai duchi di Savoia che lo portarono a Chambéry, a quel tempo capitale del ducato. Sulla storia precedente del sacro lino non vi è accordo giacché non si può scientificamente e storicamente accertarla.

Certo è che per chi crede, per chi ha fede quella figura d’uomo è quella di Cristo e la sindone è il lenzuolo in cui il corpo del messia fu avvolto per essere posto nel sepolcro dopo la crocefissione. Su di esso sono tracciati i segni della sofferenza del figlio di Dio. Quell’immagine rassomigliante alla raffigurazione tradizionale del Cristo, un uomo adulto con la barba e i capelli lunghi, vale per i credenti molto di più delle numerose prove scientifiche. Credere è un atto di fede e la fede che risiede nell’uomo non necessita di prove documentate. Non è importante dimostrare l’autenticità oppure confutarla; quell’oggetto, quel lenzuolo ha la capacità di mobilitare milioni di persone che si spostano solo per contemplarlo, ha la capacità di far commuovere e impietosire davanti all’immagine impressa di un uomo morto in sofferenza. La sua veridicità sta nella fede di chi crede e ulteriori prove non ne scalfirebbero né aumenterebbero la credibilità.

Testimonianza ne è il grande afflusso di pellegrini che si sono riversati nel capoluogo piemontese negli anni delle pubbliche ostensioni avvenute nel 1978, nel 1998 e nel 2000, quest’ultima voluta da Papa Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo.

Solo nelle ultime ostensioni oltre 5 milioni di persone si sono riversati nella vecchia capitale sabauda.

Per la prossima, che avrà luogo nel 2015 da domenica 19 aprile a mercoledì 24 giugno, il Comitato organizzativo di cui fanno parte il Comune e la Provincia di Torino, la Regione Piemonte e l’Arcidiocesi di Torino, ha previsto l’arrivo di oltre tre milioni di pellegrini. Un evento che per la sua importanza spirituale attirerà un gran numero di fedeli da tutto il mondo.